Ormai da oltre due settimane l’Italia sta facendo i conti con temperature estremamente elevate, causate dalla presenza di un anticiclone africano molto potente che ha dominato la scena meteorologica per gran parte del mese di giugno 2026.
In molte zone sono stati abbattuti numerosi record di caldo e, ancora una volta, gli effetti del cambiamento climatico risultano sempre più evidenti, soprattutto sull’Europa, dove le ondate di calore stanno diventando sempre più intense, durature e difficili da sopportare.
Le temperature medie, come già evidenziato nei giorni scorsi, si sono portate su valori superiori anche di oltre 10 gradi rispetto alle medie del periodo 1990-2020. Su gran parte della Penisola le massime in pianura si sono mantenute vicine ai 35 gradi, con punte diffuse di 38 gradi e valori che in Pianura Padana hanno raggiunto localmente anche i 40 gradi.
La situazione non è stata molto migliore nemmeno in montagna. Anche attorno ai 1500 metri di quota si sono registrate temperature prossime ai 30 gradi, mentre lo zero termico ha superato i 5000 metri di altezza. Una condizione particolarmente critica per i ghiacciai alpini, già in forte sofferenza e su valori minimi storici già nel mese di giugno.
La domanda che molti si stanno ponendo è quindi inevitabile: quando finirà il caldo giugno 2026? La risposta arriva proprio in queste ore, perché l’anticiclone africano è ormai entrato in una fase di decadimento fisiologico. Nei giorni scorsi si sono già sviluppati temporali anche di forte intensità, non solo sui rilievi, ma anche sulle pianure adiacenti, segnale evidente di un’atmosfera sempre più instabile.
Nella giornata di oggi, come già ampiamente anticipato, una goccia fredda in quota avrà il compito di smantellare definitivamente la struttura anticiclonica africana. Al suo seguito inizierà ad affluire aria atlantica più fresca, che determinerà un calo termico netto e diffuso.
Prima del cambiamento, però, le temperature massime di oggi saranno ancora simili a quelle dei giorni scorsi, con un tasso di umidità molto elevato e valori superiori ai 30 gradi su quasi tutta la Penisola. Temperature leggermente più contenute si potranno registrare solo lungo alcune località costiere e oltre i 1500 metri di quota.
Entro le ore centrali della giornata, indicativamente attorno alle 14, si potranno ancora raggiungere i 35-37 gradi nelle zone interne e sulla Pianura Padana, dove non si escludono ultime punte vicine ai 40 gradi. Si tratterà ancora una volta di valori fino a 10 gradi superiori rispetto alla media climatica del periodo 1990-2020.
La svolta inizierà nella tarda mattinata, quando i venti nord-occidentali favoriranno un primo calo delle temperature sulle regioni di Nord-Ovest. Entro la serata si attiveranno anche venti di Bora sull’Alto Adriatico, capaci di scalzare progressivamente il caldo e l’umidità presenti nei bassi strati.
Nella giornata di domani, giovedì 2 luglio, l’aria più fresca avrà ormai raggiunto tutte le regioni italiane. Le temperature massime si porteranno mediamente attorno ai 27-29 gradi, con punte localmente fino a 31 gradi. In alcune zone il calo termico potrà raggiungere anche i 13 gradi rispetto ai valori registrati durante il picco dell’ondata di calore.
Si tratterà quindi di un salto notevole, capace di riportare finalmente un po’ di refrigerio su gran parte del Paese dopo giorni di caldo estremo e opprimente.
Il calo sarà ancora più evidente sui rilievi alpini e appenninici, dove già alle quote medie le temperature massime potranno fermarsi attorno ai 22-24 gradi.
Naturalmente siamo nel cuore dell’estate e il caldo non scomparirà del tutto, ma diventerà decisamente più moderato e soprattutto più consono al periodo. Dopo settimane di temperature eccezionali, l’Italia potrà finalmente respirare.
Naturalmente, un cambiamento così netto non sarà indolore dal punto di vista meteorologico. Il forte contrasto termico tra l’aria molto calda e umida ancora presente al suolo, vero e proprio carburante per l’instabilità, e l’aria più fresca e secca in arrivo in quota, che agirà da detonatore, favorirà lo sviluppo di temporali diffusi anche di forte intensità.
I fenomeni potranno risultare localmente violenti, con il rischio di alluvioni lampo, grandine di grosse dimensioni, frequenti fulminazioni e improvvisi colpi di vento. Sulla Pianura Padana, in particolare sui settori orientali e sul Basso Veneto, non si potrà escludere nemmeno la formazione di trombe d’aria o tornado.
Di questa fase temporalesca particolarmente delicata parleremo in modo più dettagliato nell’articolo dedicato.


















